Casa Modernista 1928
Rua Itápolis, São Paulo
Non c’è stata nessuna proposta di matrimonio. Sinceramente non ricordo nemmeno come abbiamo deciso di unire le nostre vite o, in questo caso, i nostri gatti – due miei, due suoi. So solo che tutto è iniziato da una casa.
Il nonno di Carlos era un celebre architetto modernista. Ucraino di nascita, Gregori Warchavchik (che aveva progettato una casa che mi piaceva tanto, quella del mio secondo fidanzato Marcelo) arrivò in Brasile dopo un soggiorno in Italia, dove aveva lavorato per un famoso architetto di nome Piacentini. Non portò con sé molto altro oltre all’ideologia modernista, che cercò di applicare ai suoi progetti brasiliani.
Sposò Mina Klabin, una donna all’avanguardia, molto legata agli artisti della Settimana del 22 (un evento culturale d’arte moderna che si era tenuto al Teatro Municipale di San Paolo nel febbraio 1922). Nel 1930 Warchavchik costruì una casa a Pacaembu utilizzando nuove tecniche come il cemento armato, che allargava la gamma delle possibilità architettoniche con ambienti più ampi, puliti e senza colonne portanti. Con l’obiettivo di allestire una mostra che illustrasse al pubblico l’estetica modernista, Gregori arredò la casa con mobili disegnati da lui e oggetti d’arte degli amici Tarsila do Amaral, Anita Malfatti, Victor Brecheret e Lasar Segall, e chiese alla moglie di progettare il giardino. Pur non avendo una formazione da paesaggista, Mina realizzò alcuni degli spazi verdi più interessanti dell’epoca. Ancora prima di Roberto Burle Marx, fu forse la prima a utilizzare piante tropicali nei suoi progetti ed è considerata una delle pioniere dell’architettura del paesaggio brasiliana. La mostra fu un successo. Nell’arco di un mese, più di diecimila persone visitarono la casa e apprezzarono la nuova filosofia di vita moderna.

La casa rimase ai discendenti e nel tempo fu affittata da varie persone finché, nel 2008, l’inquilina annunciò che l’avrebbe lasciata. Carlos, anche lui un architetto affermato, decise di restaurarla. Il lavoro che ha svolto è stato talmente buono che ha deciso di riproporre la mostra Casa Modernista per puro caso a ottant’anni dalla prima. Ma cosa fare dopo l’esposizione, che sarebbe durata solo pochi mesi? All’inizio abbiamo pensato che avrei potuto trasferirmi lì e tenere Jaboticaba nella casetta [la casa editrice dell’autrice, che prende il nome da un frutto brasiliano], ma la cosa mi preoccupava. Abbiamo valutato altre possibilità, finché abbiamo deciso che saremmo andati a vivere insieme. E così abbiamo deciso di celebrare l’evento organizzando una “festa di nozze” proprio nella Casa Modernista, appena terminata la mostra.
Estratto da O fio da trama di Alessandra Blocker © 2019 Tordsilhas

