Casa ZALSZUPIN 1962
Jardim América, São Paulo
Casa Zalszupin è nata come un omaggio, con una certa dose di anticonformismo, provocazione e audacia. Ho avuto il piacere e il privilegio di lavorare attivamente con l’architetto polacco-brasiliano Jorge Zalszupin alla Etel per oltre 20 anni. Abbiamo riprogettato i suoi pezzi iconici e dato vita a creazioni nuove. Jorge, all’età di 90 anni, ci ha sorpresi e rallegrati. Con lui ho imparato e mi sono emozionata: ho potuto apprezzare la bellezza del suo design incredibilmente elegante e il razionalismo produttivo, scoprire un’architettura unica, sperimentare il suo eccentrico senso dell’umorismo e conoscere la sua impressionante biografia. Una sfilza di miracoli, come amava dire Jorge. Ho avuto l’onore di ricevere da lui l’autobiografia De * pra lua e l’incarico di pubblicarla. Missione compiuta, insieme a un libro sulla sua vasta opera, uscito nel 2014.


Era l’inizio del 2021, Jorge ci aveva appena lasciati e pochi mesi dopo, se fosse stato ancora vivo, avrebbe compiuto 99 anni. Ero turbata dalla sua recente scomparsa, oltre che dalla portata del suo lascito, in particolare la sua casa, uno dei suoi capolavori architettonici, e il suo studio, con innumerevoli tubi contenenti progetti, schizzi, cataloghi, dipinti e collage. Prese dall’angoscia della finitezza, dalla possibilità di perdere l’universo magico di Zalszupin, io e le sue figlie Veronica e Marina abbiamo deciso di aprire la casa al pubblico per la prima volta, solo per un breve periodo. Con coraggio e audacia, date le circostanze, ma con l’emozione di restituire qualcosa e di esprimere gratitudine per gli anni di apprendimento, il 1° giugno 2021, giorno in cui l’architetto avrebbe compiuto 99 anni, abbiamo inaugurato la splendida mostra (Entre)tempos: tributo a Jorge Zalszupin, che io stessa ho curato, con l’allestimento di Mariana Schmidt.

La prima mostra parlava di questo luogo, un punto di incontro tra le epoche, un ponte senza tempo tra passato, presente e futuro. Quasi una sovrapposizione metafisica, un portale che si apre e si chiude, trasportando i nostri pensieri in un’altra dimensione. Affrontava l’essenziale, tutto ciò che rimane quando ce ne andiamo, l’assenza. La forza e la potenza di un lascito, del lavoro svolto, della casa… Oh, la Casa. Costruita nel 1962, Casa Zalszupin racconta molte storie. Su Jorge, sì, ma anche sull’architettura, il design e l’arte brasiliana, ricordi di una epoca ben precisa della città di San Paolo.
È quasi impossibile separare la casa dalla persona, dall’opera e dal lascito di Jorge. Tutto ciò che c’è di sublime è lì, le sue esperienze e le citazioni stratificate, che ci mostrano dove vagasse il suo sguardo e dove effettivamente si posasse. Una casa con un’architettura tutta sua che lui non si preoccupava di mostrare agli altri, ma piuttosto di sperimentare e utilizzare. Ricca di dettagli che rimandano al suo lavoro di designer di mobili. L’incontro del pino di Riga con il legno di jacaranda, delle scuole scandinava e brasiliana. Una lavorazione del legno impeccabile e perfetta che in questi sessant’anni ha resistito magnificamente al tempo.

